Santuario N.S. Montallegro

Riflessioni sul Vangelo venerdi´ 2 novembre

Come vorremmo che il Signore ci donasse una parola da mettere al posto della morte. Perché la morte ci fa paura, ci obbliga al silenzio e annebbia i nostri occhi con le lacrime del lutto: «Di' soltanto una parola, solo una, quella da mettere al posto della morte, e io sarò salvato». Lo imploriamo in ogni Eucaristia e subito dopo tutto tace, finché non ci troviamo di fronte all'annuncio di una Presenza, la Sua, «Corpus Christi», cui diamo semplicemente il nostro assenso, la nostra devota obbedienza, «Amen». Nessuna parola al posto della morte, perché sostituire non è risolvere: il Signore non sostituisce la morte, ma la vince, non mette una parola al posto di un'altra ma una parola dopo l'altra, perché la morte non sia più l'ultima parola della nostra vita. E la parola che vince è LUI stesso, il Verbo di Dio, che con la Sua Presenza, che è eterno presente, abbraccia il passato perché sia storia viva e non compianto e spalanca il futuro perché sia Speranza affidabile e non vuota chimera. Nessuna parola da dire, allora, di fronte alla morte, perché a vincere è sempre il Presente. Presente: significa che LUI c'è, significa che io ci sono, significa non essere soli e, guarda caso, significa "regalo" perché nella Presenza ci è donata la vita che non muore. 
 Giobbe [19,1.23-27]
Rispondendo Giobbe prese a dire: «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro e con piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia! Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

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