Santuario N.S. Montallegro

La procecessione del 2 luglio



Riflessione del Rettore

La recita del Rosario, grazie ai Santi Misteri da poco celebrati, apre subito all’“Ite, Missa est”: alla Missio contemplanda nell’Evento di Montallegro.
Ogni Gesto di Dio, infatti, è sempre movimento, missione: processione.

Il Verbo, incarnato accolto e adorato nella Presenza sacramentale all’interno del Santuario, è anche oggi, accolto, custodito e portato da Maria.
È Lei l’Arca della Alleanza che sale in fretta il monte ed ora cammina lungo il viottolo del colle di Ponzema.
È Lei che, raggiunta la cima e salutata come “piena di grazia”, si unisce al canto di gioia: “il Signore si è ricordato della sua misericordia”; questo canto apre alla comunità ecclesiale un antico-nuovo cammino già tracciato ma sempre inedito: il cammino di Maria, il cammino di Chichizola.

La processione - finalmente ne comprendo le motivazioni profonde - è memoria e traccia di un cammino… è la celebrazione pasquale di un tratto di strada, di una esperienza felicemente conclusa che inaugura un nuovo percorso.
Maria raggiunge il monte / Giovanni Chichizola ridiscende dal monte.
Maria dona il “Pegno di predilezione" / Giovanni Chichizola lo riceve e lo consegna alla Comunità rapallese.

La recita del S. Rosario continua… mentre la contemplazione del Mistero di discesa e ascesa mi coinvolge oltre il dovuto.
La processione… questo lento camminare dopo la S. Messa che cosa è?
La risposta mi viene d’incanto mentre procedo davanti al Simulacro della S.Vergine.
La processione è il segno terreno di un percorso che registra, nell’eternità prima e nel tempo poi, il movimento dell’Amore che “procede dal Padre e dal Figlio” e “dal Figlio al Padre”.
L’Amore – lo Spirito di Amore – non è forse movimento che genera, crea e dà vita?

Il creato non inaugura nel tempo il cammino-processione dell’Amore?
Il Signore Dio che “passeggia” nel giardino di delizie in compagnia dell’uomo non ne è forse il segno più espressivo?

Le processioni… questo andare/venire di Dio, diverrà sempre più frequente dopo la “colpa originale” fino alla Incarnazione del Figlio, alla gloriosa Ascensione, alla discesa dello Spirito, alla Assunzione di Maria…

La conclusione del Rosario mi riporta alla realtà, al rientro della processione nel Tempio-Santuario “raggiante di luce”.
Prego anch’io con l’ultimo Mistero: Maria incoronata Regina che apre le braccia per accogliere nella gloria la Chiesa pellegrina che si appresta a raggiungere gli Angeli e i Santi.

Maria, madre di Gesù, nella processione del Figlio che è discesa nell’abbassamento.
Maria, madre del Risorto, nella processione del Figlio che è ascesa nell’esaltazione.
Maria, madre della Chiesa, nella Sua Assunzione e nel Compimento.

Il canto del “Salve Regina” trova così, e a questo punto, la sua splendida collocazione e il suo profondo significato: per noi pellegrini nella lunga processione terrena, è l’atto di fede di coloro che attendono di raggiungere, nella Terra dei viventi ancora salutata da lontano, “il Frutto benedetto del Suo seno”.

 

Salvatore Orani

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