Santuario N.S. Montallegro

Montallegro compie 450 anni

Il Giornale
Montallegro compie 450 anni
di Redazione - venerdì 01 giugno 2007, 07:00
Appena più a sud del crinale che separa le colline di Rapallo dalla Val
Fontanabuona. Bianco e neogotico il santuario di Montallegro compie 450
anni. Era il 2 luglio 1597 quando la Beata Vergine apparve a Giovanni
Chichizola, il contadino di Canevale. Resta l'icona della Dormitio Virginis,
che la Madonna avrebbe lasciato sul luogo dell'apparizione, oggi custodita
sull'altare maggiore. La tradizione orale riferisce di come per ben due
volte l'icona, trasportata a Rapallo in processione, fosse tornata
miracolosamente sul colle, a confermare la volontà di Maria di essere
venerata lì. Nasce la Chiesa, l'ampliamento è del 1640, e di seguito gli
altari laterali. Ma lo straordinario sono i miracoli e la protezione di
Maria che si concretizza in grazie e intercessioni. Cisterne disseccate che
si riempiono d'acqua, colpi d'arma da fuoco andati a vuoto, guarigioni, la
peste mancata e il dissolversi del colera a fine settecento, che diede il
via ai pellegrinaggi processionali.
La devozione si materializza nelle 25 navi che portano il nome della Madonna
di Montallegro; nell'arte, negli ex voto alle pareti, uno sull'altro, cuori
d'argento, quadri, paradigmi di una microstoria che ha lì il suo
riferimento. Poi sopra tutto l'icona della Dormitio Virginis, una piccola
tavola in legno di pioppo che raffigura la Vergine distesa e dietro la
Trinità con un unico corpo e tre teste con barba e aureola, testimonianza
della pittura bizantina tra il 1000 e il 1100. Semplicissima, oro rosso e
blu a scandirla, diventa presto simbolo taumaturgico.
A luglio i 450 anni, con Rapallo che sta già programmando l'evento. Il primo
luglio alle 3 del mattino la tradizionale fiaccolata lungo il sentiero
seguito dai pellegrini per raggiungere il santuario; alle 8 nella basilica
di Rapallo l'Intronizzazione e il saluto dei sestieri. Il 2 luglio la Messa
solenne al santuario di Montallegro verrà officiata dal presidente della
Cei, monsignor Angelo Bagnasco, mentre il 3 la Messa delle 11, sempre al
Montallegro, sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di
Stato, e concelebrata da monsignor Alberto Tanasini, vescovo di Chiavari.

Arte e devozione lungo i santuari del Tigullio mariano
di Maria Vittoria Cascino - venerdì 01 giugno 2007, 07:00
Un pellegrinaggio. Un viaggio catartico. Un percorso di devozione
paradigmatica che passa attraverso antropologia e arte. Francesco Baratta e
Andrea Lavaggi ricompongono la «Storia, arte e fede nel Tigullio mariano».
Un libro-guida, un passaggio a «nord-ovest», un confronto in esclusiva con
la devozione dipinta, scolpita, scovata nelle lunghe giornate di
speculazione. Oggi la presentazione a Rapallo, ore 20.45, nella Casa della
Gioventù, come evento conclusivo dell'VIII edizione del Laboratorio della
Fede: Storia, Arte e Fede. Il faretto acceso sui dipinti, le arcate che
gridano miracoli e i semplici florilegi che profumano d'eternità

Il libro parte dal dunque, dai marmi o dalla pietra. Baratta e Lavaggi li
approcciano visivamente e fisicamente, sono i tuoi occhi, le tue emozioni, i
tuoi brividi, il tuo riflettere. Il documento diventata pietra angolare di
ragionamento storico e cristiano. Il pretesto sono i 450 anni
dall'apparizione della Madonna di Montallegro. In copertina il dipinto tardo
quattrocentesco della Madonna dell'Orto a rappresentare la Diocesi di
Chiavari: dal colonnato della Cattedrale, a crescere, le foto dei ventuno
santuari. In quarta di copertina l'immagine della «Apparizione della Madonna
di Montallegro a Giovanni Chichizola» di Andrea Barbino. «Mi viene quasi da
correggere il titolo, affermando che il Tigullio è mariano-scrive nella
prefazione il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini-cioè vive un rapporto
intenso con al Beata Vergine Maria, un rapporto che qualifica questo nostro
arco benedetto di terra ligure». La riflessione sui santuari che «alimentano
la devozione, anzi affermano un'identità che segna la vita nostra cristiana.
Conoscere i santuari offre la possibilità di conoscere un patrimonio di
fede, di vita cristiana, spesso di impegno personale nell'edificarli e
abbellirli; patrimoni d'arte, storia e tradizione. Dio voglia che tutto ciò
non si esaurisca nel ricordo o nell'invito a gesti ripetitivi, ma sia di
interiorità vissuta, di senso ecclesiale che scaturiscono da fede genuina,
come era ieri, come deve essere oggi».
Gli autori scavano, cercano le radici. La proiezione sono i livelli di
lettura del tradurre la devozione mariana. Che è (per molti «era»)
familiare: l'annuale pellegrinaggio al Montallegro, con la torta di riso e i
ripieni nel cestino e poi la via crucis. Una ritualità condivisa che fa il
paio con la devozione concreta: «Papa Giovanni ospite in Francia
dell'Abbazia di En Calcat, chiese una lucerna per esplorarla in cerca della
statua della Madonna». Poi la devozione popolare: «Papa Giovanni Paolo II
condivideva le tradizioni di religiosità popolare in onore della Madonna:
processioni, pellegrinaggi». La devozione quotidiana della recita del
Rosario e la devozione sobria «dei nostri vecchi attorno al focolare
domestico».
Da qui l'esplosione dei luoghi di culto, sorti per volontà della Madonna
apparsa a persone semplici, al chiavarese Sebastiano Descalzo il 2 luglio
del 1610 (Nostra Signora dell'orto a Chiavari); a Giovanni Chichizola il 2
luglio1557 (Montallegro); al pastore sordomuto Felice Olcese che stava
raccogliendo funghi tra i cespugli: Maria gli donò la parola è indicò con un
ramoscello di quercia le dimensioni del futuro tempio e il luogo dove
erigerlo (Nostra Signora del Bosco a Pannesi). Poi l'apparizione a Missano
ad un giovanetta sordomuta che per essere creduta chiese e ottenne la
fioritura in pieno inverno d'un ramo di melo.

Ma gli episodi incalzano, sono icone o dipinti della Vergine trovati in
aperta campagna, che non riesci a spostare in altre siti (santuari di Nostra
Signora dell'Olivo a Bacezza e N.S. della Lettera a Santa Margherita
Ligure). Navi che si bloccano e diventano mezzo per condurre l'effige
mariana nel luogo indicato (santuario delle Grazie tra Chiavari e Zoagli). I
siti di Nostra Signora della Rosa a Santa e N.S. dei Miracoli a Cicagna
crescono per fatti straordinari accaduti intorno ad un'immagine sacra. La
collocazione della secentesca chiesa di Favale di Malvaro, dal 2003
santuario, sarebbe stata «voluta» da uno stormo di rondini che trasportò i
granelli di sabbia già depositati per la costruzione in altro sito, sul
luogo della vecchia cappella perché gli abitanti edificassero lì. I santuari
di N.S. del Carmine a Lavagna e Nozarego e N.S. del Soccorso a San
Bartolomeo della Ginestra sono invece esempi di culto introdotto e gestito
da ordini religiosi, Carmelitani Scalzi gli uni, Gesuiti gli altri.

Poi l'altra lettura: una pratica religiosa che si radica tenacemente nella
semplicità dello spirito per contrastare la Riforma protestante. La Chiesa
pesca da lì, si centra sulla Madonna e influisce in maniera esponenziale
sull'evolversi delle devozioni popolari che facevano capo ai santuari
mariani. La Liguria, in commercio sul bacino del Mediterraneo, era ad alto
rischio di contaminazione. I santuari diventano «baluardi inespugnabili e
rocche di valida difesa». Nell'entroterra sono lungo le vie di
comunicazione, legati alla vita popolare al quotidiano e ai cicli della
natura. Apparizioni, ma anche esigenze devozionali che fanno crescere il
santuario della Madonna del Caravaggio sul monte Orsena sopra Rapallo, o
quelli di Gattorna e Velva intitolati alla Madonna della Guardia; quello
della Madonnetta sulle alture di Zoagli dedicato a Santa Maria «Causa
Nostrae Laetitiae». Tutti indagati dai nostri autori.

Dalla tradizione orale, ai testi che ne documentano l'itinerario nei secoli.
Un anno di consultazioni bibliografiche che Baratta, giornalista e scrittore
attento all'antefatto e al contesto, raccoglie a fine libro. E poi foto,
tante (170) commoventi, didascaliche, poetiche, scattate ad hoc da Giampiero
Barbieri e Andrea Lavaggi, da puntello ad arte e architettura, ad accostare
opere, vedute d'insieme e dettagli. I tre hanno tradotto la
tridimensionalità dei santuari sulla pagina patinata. A raccontarli
viscerali nel prendersi un pezzo i terra e coprirsi di ex voto; a mostrarli
preziosi nelle tele del Piola, del Carloni e nelle sculture del Maragliano.
A scoprirli nei siti accessibili e negli itinerari-scarpinata, il fazzoletto
ad asciugare il sudore, il sole pieno ad ombreggiarli tra i rami e la
percezione altra che Giovanni Descalzo scrisse del Montallegro: «Se il
santuario è deserto, ciò che accade di rado, aggirarci nell'unica navata tra
il lusso degli affreschi e l'addobbo vario degli ex voto, vuol dire scorrere
la storia della chiesa, meta di pellegrini che non solo domandarono un'ora
di sosta serena lungi dalle lotte di ogni giorno, ma un ausilio per superare
dolori e angustie, non negato se la fede ha saputo essere semplice e salda».

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