Santuario N.S. Montallegro

Reposizione

Non amo il silenzio che non ha
sublimi armonie da farmi ascoltare,
musiche sinfoniche eseguite dall’arpa mistica
della mia anima.
Non amo il silenzio di chi non osa
dirmi la verità e si nasconde alla luce del sole.
Amo il silenzio di Dio che si fa voce
della povera umanità che non ha voce,
il silenzio che si nasconde nel furtivo e timido osare
della mano di chi non sa osare.
Amo il silenzio di Dio che si nasconde
nella gola riarsa di coloro che ormai non gridano più,
e sull’orlo della disperazione sentono che Qualcuno
come loro e per loro grida ancora forte:
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Amo il silenzio di Dio che dorme
quasi nascosto dal cordame e dalle reti sterili di una barca
che va alla deriva.
Amo il silenzio di Dio che è Parola:
comanda al mare in tempesta e ai tumulti del cuore…
e d’incanto ritorna il sereno.
Se mi inoltro nei penetrali del “mio” silenzio
scopro la follia di un Amore che mi cerca,
sento vicina la carezza di mani
che si tendono da lontano per un abbraccio da offrire,
ascolto la Novità di parole delicate
come il mormorio di una brezza leggera
che invita a non strappare un fiore dal suo gambo
e a non spegnere lo stoppino dalla fiamma smorta.

Meditazione sui simboli dell’Altare della Reposizione

“Sulla croce era nascosta la sola divinità, nell’Eucaristia è celata anche l'umanità.
“In cruce latebat sola Deitas, At hic latet simul et humanitas”  (San Tommaso)

Nell’Eucaristia si rivela, inquietante, il silenzio di Dio. Sulla croce era celata la divinità di Gesù, nel Pane è misteriosamente assente anche la
Sua umanità: la Sua vicinanza e la compassione, la solidarietà e il Suo aiuto ai bisogni delle persone.
Il “dimenticarsi” dell’uomo da parte di Dio porta il Salmista a formulare una disperata invocazione: “Perché dormi. Signore? Svegliati!” (Sl.43,23).
Il dolore e la morte non possono essere l’estuario definitivo della vita umana. Il Padre che “nasconde il suo volto”, abbandonando apparentemente i suoi figli, non tornerà forse a risplendere con la sua fedeltà-amore?
Durante la notte si scatena nel mare una grande tempesta e “le onde si rovesciavano sulla barca tanto che ormai era piena”. Gesù dorme…
Impossibile dormire con una simile mareggiata. Ma la tempesta non riguarda Gesù. La tempesta coinvolge solo i discepoli “gente di poca
fede”. Come Gesù nella barca, l’Eucaristia non parla, non reagisce.
Perché? L’abbiamo “mangiata”, assimilata. È… dentro di noi.
Fidiamoci della Sua presenza. Lui non parla. Ci nutre e ci sostiene!

SPIEGAZIONE DEI SIMBOLI DELL’ALTARE DELLA REPOSIZIONE
Il silenzio di Dio di fronte ai drammi umani causa smarrimento e angoscia.
Stupisce il silenzio di Gesù alla notizia della morte di Lazzaro.
Gesù lascia cadere nel silenzio la domanda delle sorelle: «Signore, ecco, il tuo amico è malato» (11,2). Tace di fronte a una domanda che nasce dall’angoscia, a una domanda posta da una persona amata. Questo comportamento può sembrare sconcertante. In realtà è lo specchio del silenzio di Dio: un silenzio che lo stesso Gesù sperimenta nella sua preghiera nel Getsemani e nella sua domanda sulla Croce.
Nel Getsemani e in croce il Signore parla cinque volte, ma nessuno gli risponde, quasi che il suo sia un monologo. Le cinque parole cadono nel vuoto, persino la sua preghiera al Padre. È Lui che gli rivolge una domanda ‹‹Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?››… ma cade nel silenzio.
In alto, l’ex voto ingrandito: L’angoscia e il panico sono l’esperienza dei “nostri vecchi” nel mare agitato dove le lunghe ore della prova sono abitate dalla paura e dalla drammatica incertezza. Interverrà la nostra Madonna chiedendo al Figlio di placare la tempesta.
In primo piano: in mezzo al lago la barca agitata dalle onde “Svegliati Signore, non t’importa che siamo perduti?”
È una preghiera ardente e ardita rivolta a Dio affinché si svegli… Si scuota dal suo letargo e intervenga di nuovo nella storia. “Stiamo per perire e tu, nell’incoscienza più assoluta, dormi!”.
Le immagini sono fortemente antropomorfiche, ma evidenziano tutta la simbolica dell’assenza e della indifferenza divina.
L’Eucaristia, in questo Giovedì Santo, non è volutamente collocata nel ciborio… Sceglie di sostare dentro la barca in balia delle onde in tempesta.
Esprime, così, tutta la profondità del dono che ci ha fatto Gesù “la notte in cui fu tradito”.
La Sua, non è una Presenza circondata da fiori, da luci e da canti.
Si è fatto nutrimento dell’uomo che cammina, dei viandanti che affrontano il rischio, l’incerto e ogni sorta di pericolo.
Adoriamo il Signore che è dentro la… nostra barca. Sembra che dorma, ma condivide l’incognita della traversata di un mare in tempesta:“Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” .
Assimilando il Pane spezzato, noi “gustiamo” la Sua tranquillità all’interno della barca che rischia di essere travolta dalle onde.
E sullo sfondo dell’avventura emerge, più nitida che mai, la totale fiducia in Colui che placa la tempesta. Fiducia evocata dal Salmo 22: “Anche se mi inoltro in una valle oscura, non temerò alcun male perché tu sei con me”.

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