Santuario N.S. Montallegro

7 maggio IV Domenica di Pasqua

IV DOMENICA DI PASQUA 

IO SONO LA PORTA DELLE PECORE

 

Gv 10,1-10

Per aver aperto gli occhi al cieco nato, Gesù è stato considerato dai capi religiosi come un nemico di Dio, un peccatore. Allora adesso è Gesù che si rivolge a loro direttamente, Gesù parla ai farisei al capitolo 10 del vangelo di Giovanni, descrivendo i sedicenti pastori di Israele con le stesse caratteristiche dei lupi. Come i lupi, infatti, sono dei ladri e dei briganti. Ladri perché si sono impossessati di ciò che non è loro, e briganti perché usano la violenza per sottomettere il popolo.

Ma vediamo questo brano importante di Giovanni che contiene un monito molto severo a quelli che pretendono essere i pastori del popolo.

Gesù dichiara apertamente che tutti quelli che hanno preteso essere le guide del popolo, sono briganti – hanno usato la violenza – e sono dei ladri perché si sono impossessati del gregge che era di Dio, non certo loro. Ora invece appare Gesù, il legittimo pastore. E il legittimo pastore si descrive come colui che “entra dalla porta” e “le pecore ascoltano la sua voce”.

Perché le pecore? Il gregge è immagine del popolo. Perché ascoltano la sua voce? Perché la gente riconosce nelle parole di Gesù la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro. Questa è la forza del messaggio di Gesù. Ebbene, quando si ascolta questa voce, si vede nel messaggio di Gesù la risposta al proprio bisogno di pienezza di vita, Gesù instaura un rapporto personale con ciascuno, “chiama ciascuna pecora per nome e le conduce fuori”.

Il termine “condurre” è lo stesso adoperato nell’Antico Testamento per indicare l’esodo. Quella di Gesù è una liberazione, toglie il gregge dal recinto, dall’atrio dell’istituzione religiosa giudaica, non per rinchiuderle in un altro recinto, ma per dare loro la piena libertà. Infatti, scrive l’evangelista, che quando Gesù “ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce”.

Quello che mantiene la fedeltà alla sequela di Gesù è che nella sua voce si sente la risposta ai bisogni dell’uomo. Quindi Gesù non rinchiude le pecore in un altro recinto, ma dona loro la libertà. Poi, più che una constatazione, è un consiglio quello che Gesù sembra dare, “Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui”.

Fuggire, questo è il consiglio che Gesù dà. Fuggire da quelli che sembrano pastori, in realtà sono lupi. E, come tali, portano soltanto la distruzione. Fuggiranno via da lui perché? “Perché non conoscono la voce degli estranei”. Le pecore, il gregge, il popolo conosce la voce di chi le ama, ma non la voce di chi le vuole sfruttare. Sono estranei perché? Perché non ascoltano la voce del popolo, non sono vicini alla gente.

Ecco allora che il popolo poi non ascolta la loro voce, perché non hanno nulla da dire loro. Ebbene, commenta l’evangelista, “Gesù disse loro”, ai farisei, “questa similitudine”, molto molto chiara e molto severa, “ma essi non capirono di che cosa parlava loro”. Come mai non capiscono? Perché non sono le sue pecore. Non hanno desiderio di pienezza di vita. Loro naturalmente non sono dei sordi, ma degli ostinati. Capiscono che, se accolgono il messaggio di Gesù, devono perdere tutto il loro potere, il loro prestigio, e, anziché dominare, devono mettersi, come sta facendo Gesù, a servizio degli altri. E questo le autorità, i capi, i farisei, non lo vogliono.

Loro vogliono esercitare il dominio sul popolo, non il servizio. Allora Gesù, visto che non hanno capito ancora in maniera più cruda e più chiara, rivendica di essere “la porta delle pecore”, e, afferma “«Tutti quelli che sono venuti prima di me son ladri e briganti; ma …»”, ecco la costatazione, “«… le pecore non li hanno ascoltati.»”

Il popolo può essere sottomesso per paura, ma non per scelta. Il popolo può essere dominato, può essere soggiogato, ma quando finalmente ascolta il messaggio di libertà, ascolta un messaggio d’amore, ecco che il popolo rinasce. Quindi Gesù assicura che il popolo non li ha mai ascoltati. Loro hanno imposto il loro messaggio, lo hanno obbligato, ma non li hanno convinti. Gesù invece non impone il messaggio, proprio perché la sua parola convince. Questa è la caratteristica che contraddistingue il messaggio che viene da Dio e quello che non viene da Dio: il primo viene offerto, perché è un messaggio d’amore e l’amore può essere soltanto offerto, e mai imposto. Il messaggio delle autorità religiose invece viene imposto, è una dottrina che viene imposta, perché? Perché i capi sono i primi a non credere nei suoi benefici. Se qualcosa è buono non c’è bisogno di imporla.

E continua Gesù, rivendicando ancora di essere la porta, una porta che però non si chiude. Dice Gesù: “«Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà …»”. Gesù non viene a rinchiudere in un altro recinto, ma a dare la piena libertà, perché, soltanto dove c’è la piena libertà c’è la dignità e la pienezza dell’uomo.

E qui l’evangelista scrive che “«troverà pascolo»”. E adopera il termine pascolo che in greco è nomè, che assomiglia molto a nomos, che significa “legge”. In Gesù non si trova una dottrina da osservare, ma un pascolo, l’amore che alimenta la vita delle persone. E infine la conclusione di nuovo, “«Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere»”, quindi Gesù associa i pastori ai ladri, cioè ai lupi. Quelli che sembrano i pastori che dovrebbero difendere il gregge dai lupi, sono peggio dei lupi, perché uno dei lupi ha paura, invece di pastori si fida.

E, conclude Gesù: “«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»”. I capi del popolo si sono impossessati della gente, portandola alla rovina. Sono loro che, in nome di Dio, hanno sfruttato il popolo, sacrificandolo alle loro ambizioni, alla loro sete di potere, insensibili ai sacrifici che impongono e alle sofferenze che causano. Ma ora è venuto Gesù è il suo messaggio è la risposta di Dio al bisogno di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro.

E, quando si ascolta questa voce, tutte le altre perdono importanza.          

 

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