Santuario N.S. Montallegro

Anniversario dell´Incoronazione della Madonna di Montallegro

CORONATA - CORONABERIS

 

Quando l’Arciprete Amandolesi avviò i lavori di restauro esterno della cupola della Parrocchiale Basilica,  furono in molti i rapallesi col naso all’insù a leggere con sorpresa  una enigmatica iscrizione in latino: “Coronata – Coronaberis”

Fu allora che gli amatori di cose passate ci riferirono laconicamente che, a far incidere sul marmo a caratteri cubitali la scritta, fu la mente erudita di un altro Arciprete rapallese: Cesare Boccoleri.

Ora, la ricorrenza dell’Incoronazione del Quadretto della nostra Madonna ci stimola a saperne di più. La felice intuizione del futuro Arcivescovo di Modena non aiutò più di tanto la Comunità rapallina a meditare  il forte richiamo all'evento della Regalità della Vergine descritto - secondo l'interpretazione di San Gerolamo - come immediatamente successivo a quello dell'Assunzione in cielo, grazie a cui Maria viene condotta fino al trono di Dio.

Sei tutta bella, e in te non vi è macchia – Un giardino recin,0tato tu sei, sorella mia, Sposa, un giardino recintato, una fonte sigillata – Veni, coronaberis. Vieni e sarai incoronata.

(Cantico 4,7,12 e 8)

 

INCORONATA… SARAI INCORONATA.

Nel corso dei secoli i pittori si sono sbizzarriti a raffigurare l’incoronazione della Madre di Gesù, lasciandosi prendere la mano dalla fervida fantasia religiosa del loro tempo. Valgano per tutti le tele del Botticelli e di Filippo Lippi.

E noi? Forse continuiamo a nutrirci della genialità degli atisti e delle fantasie religiose che abbiamo ereditato; forse facciamo memoria acriticamente di tradizioni che rinverdiscono per qualche giorno gli entusiasmi del passato… E poi? 

La Tradizione, oggi, richiede una seria risposta alla domanda: perché Maria è “regina” di Montallegro?

Perché è stata incoronata, e perché il cartiglio Incoronaberis – verbo latino al futuro – ci invita a  rinnovare nel tempo la Sua incoronazione?

Forse, al fine di capirne di più,  il nostro immaginario religioso  corre, per analogia, a quanto la storia ci ricorda: l’incoronazione di Carlo Magno, l’incoronazione di Napoleone o  della regina Elisabetta.

È sulla scia di queste esibizioni di potere o negli intendimenti di cornici fastose del passato che dobbiamo ricordare il Capitolo Vaticano che il 27 luglio 1767 decide di incoronare il Quadretto di Montallegro?

La risposta alla domanda è volutamente seria e ci invita ad un approfondimento teologico.

Prima che il “verismo francescano” di Cimabue e di Giotto favorisse il dolorismo religioso, nel presentarci impietosamente la crudeltà inflitta al Gesù giustiziato in croce, i crocifissi antichi continuano  ad offrire alla pietà popolare una visione regale di Gesù che muore in croce.

Il Redentore è composto sul legno rivestito di un abito regale con una corona preziosa su capo. Il suo, non è il cadavere di un giustiziato, ma il corpo vivo, in piedi, che esprime con forte determinazione la regalità voluta dal Padre.

Regnavit a ligno Deus suggerisce l’inno del tempo di Passione, per ricordare al credente  che la croce è il trono dal quale Dio regna. Il nostro non è il Dio che governa le nazioni con violenza, con la forza, l’intimidazione o la punizione.

L’Autore dell’Apocalisse scrive che sul trono non vi è seduto il potente di turno, ma l’Agnello sgozzato.

“Gesù governa con la fragilità e la debolezza dell’amante.  Chi ama è debole e si lascia possedere, si consegna all’amato e alla sua libertà, si lascia tradire. Il verbo tradire infatti significa consegnare. Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di croce. Per questo, Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e negli inferi; ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2,8-11).… Lui dalla Croce regna, noi nella sua Croce viviamo la gioia del Vangelo. (Papa Francesco).

La regalità del nostro Dio nasce dalla follia di un amore sofferto.

Dopo aver seguito Gesù fino al Calvario. Ci è più facile intuire il destino della Santa Vergine.

La Madre fruisce della regalità del Figlio perché partecipa fino all’ultimo istante della sua esistenza alla follia di amore  per l’ultimo degli uomini.

La lacrima che riga il volto di Maria nell’Icona di Montallegro rivela il suo essere regina mentre, con dignitosa e risoluta compostezza - stabat Mater - diventa in passione socia corredentrice.

Ai piedi della croce ha mostrato fermezza e dignità, ma nel suo intimo ha gridato forte anche Lei,  accompagnando il grido di Gesù morente mentre donava all’umanità lo Spirito.

Noi, oggi, facciamo un grande atto d fede ripetendo il verbo latino coronaberis, sarai incoronata, mentre la sentiamo regale nei gesti di misericordia e di compassione  nei giorni della nostra travagliata vita.

I portatori di Cristi che portano lungo il viale i pesanti crocifissi durante i pellegrinaggi annuali, forse non sanno che il tintinnio voluto e cercato dei fiori d’argento che ornano le croci, sono espressione squisitamente pasquale della regalità folle e sofferta di Colui che regna dal legno.

Ci piace pensare che la Regina di Montallegro, associata a questa strana regalità, sorrida mentre ci invita a essere partecipi anche noi del popolo regale: il Corpo Mistico di Cristo che si china sulle necessità urgenti dei fratelli che vivono drammaticamente nel bisogno. Anche noi, dunque, siamo associati alla regalità di Gesù e di Maria.

Mi ripeto… ma il nostro impegno a ri-coronare la Madre si esprime concretamente così.

 

S.Orani

 

 

 

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