Santuario N.S. Montallegro

8 ottobre XXVII Domenica T.O.

XXVII TEMPO ORDINARIO

 

DARA’ LA VIGNA IN AFFITTO AD ALTRI CONTADINI

Mt 21,33-43

 

Il nemico di Dio non è il peccato. Il peccatore che accoglie l’amore del Signore si può convertire. Il nemico di Dio nei vangeli si chiama convenienza. La convenienza rende refrattari e ostili all’azione divina. E’ quello che leggiamo nel vangelo di Matteo, capitolo 21, versetti 33-43.

Dopo aver detto alle massime autorità religiose, ai sommi sacerdoti, agli anziani, che le categorie da loro ritenute escluse dall’azione divina, quali erano pubblicani e prostitute, avrebbero preso il loro posto nel regno di Dio, Gesù si rivolge alle massime autorità, sommi sacerdoti e anziani, dicendo: “Ascoltate”.

Non è un invito, ma un imperativo, un ordine. “Ascoltate un’altra parabola”. E’ la terza parabola che Gesù fa e che ha come protagonista la vigna. La vigna era l’immagine del popolo di Israele secondo la figura che si trova nel libro del profeta Isaia al capitolo 5.

Infatti è proprio una vigna la protagonista di questa parabola. C’era un uomo che possedeva un terreno, vi piantò una vigna e qui l’evangelista, con una serie di termini, indica la grande premura di questo signore per la vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e vi costruì una torre. Quindi indica la grande premura del padrone per questa vigna.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo dei frutti … i termine adoperato per esprimere il “tempo” significa “il tempo propizio”, il tempo opportuno, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare i suoi frutti.

L’evangelista insiste sul fatto che i frutti sono del padrone. Ma i contadini presero i servi, uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. E’ la sorte dei profeti. Continuamente Dio ha mandato profeti nel suo popolo e continuamente questi profeti sono stati rifiutati, perseguitati e spesso sono stati uccisi. Perché? I profeti da sempre invitano a un cambiamento, ma coloro che sono installati nel potere non desiderano cambiare, ma mantenere il loro privilegio, la loro posizione di prestigio.

Mandò di nuovo altri servi più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Sa ultimo mandò loro il proprio figlio. L’espressione indica l’unico figlio, che è quello che rappresenta il padre, che eredita tutto. Dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”.

Che illusione! Le autorità religiose hanno rispetto soltanto per se stesse, ma non rispettano gli altri, perché tutto quello che loro fanno, come adesso Gesù denuncerà, è basato sulla loro convenienza e non sul bene degli altri.

Ma i contadini, visto il figlio, e il termine figlio appare per la terza volta, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!” Gesù smaschera il fatto che il vero Dio del tempio si chiama interesse, si chiama convenienza. Gesù non è morto perché questa fosse la volontà di Dio, ma è morto per l’interesse della casta sacerdotale al potere.

Quindi il calcolo che fanno questi contadini, che poi vedremo sono le autorità religiose, è basato soltanto sulla loro convenienza. Mentre Gesù, per il bene degli uomini, ha sacrificato la propria convenienza, le autorità per la propria convenienza, sacrificano il bene degli uomini e non esitano addirittura ad assassinare il figlio di Dio.

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Essere cacciati fuori significa, secondo il libro del Levitico, capitolo 24, versetto 14, la condanna che era riservata ai bestemmiatori. Le massime autorità religiose del popolo, ritengono Gesù, il figlio di Dio, un nemico di Dio, un bestemmiatore. E come tale va eliminato.

“Quando verrà dunque il padrone della vigna, cosa farà ai contadini?” E i sommi sacerdoti e gli anziani, ai quali Gesù ha rivolto la parabola, emettono la propria sentenza. “Quei malvagi li farà morire miseramente”. Per rendere meglio il testo greco bisognerebbe tradurre con “farà miserabilmente perire questi miserabili” oppure “quei malvagi malamente li distruggerà”.

Quindi si danno loro stessi la sentenza. “E darà in affitto la vigna ad altri contadini”, ai popoli pagani, “che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

E Gesù con profonda ironia, teniamo presente che si rivolge a persone pie, i sommi sacerdoti e gli anziani che conoscono la scrittura, come se fossero ignoranti, dice, citando il Salmo 118: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo’”, la pietra che è stata scartata era in realtà la pietra più importante.

“Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”. Ed ecco la sentenza di Gesù: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio”. Già Gesù lo aveva detto che le categorie ritenute dalla religione le più lontane, quali erano le prostitute e i pubblicani, sono passate avanti, non nel senso di precedere, ma di prendere il posto, adesso Gesù lo dice chiaramente “sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo”, si intende un popolo pagano, “ che ne produca i frutti”.

E’ una pena che nella versione liturgica sia stato tolto il versetto 45 che è quello che fa comprendere a chi è rivolta questa parabola. “Udite le sue parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlavano di loro e cercavano di catturarlo, ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta”.

Le parole di Gesù non suscitano un desiderio di pentimento, le autorità non si pentono mai, ma soltanto l’eliminazione di chi le ha smascherate.

 

 

 

 

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