Santuario N.S. Montallegro

Sabato 6 gennaio Epifania

EPIFANIA

 

SIAMO VENUTI DALL'ORIENTE PER ADORARE IL RE

Mt 2,1-12

Al tempo di Gesù chi erano le persone ritenute più lontane da Dio? Indubbiamente i pagani. I pagani erano disprezzati, dovevano essere sottomessi. Basti pensare che il pio salmista nel salmo 79 scrive “Signore, riversa lo sdegno sulle genti e sui regni che non invocano il tuo nome”. Quindi le persone più lontane da Dio sono i pagani.

E tra i pagani qual era la categoria di persone più disprezzata, la più ignobile? Indubbiamente quelli che esercitavano l’attività di mago, un’attività severamente proibita e condannata dalla Bibbia, dal libro del

Levitico. E’ comprensibile quindi lo sconcerto, la sorpresa della comunità cristiana primitiva nel trovarsi di fronte a questa pagina di Matteo, al capitolo 2, nel quale si legge che i primi a riconoscere Gesù come Dio e Signore sono proprio dei pagani, cioè persone lontane, escluse da Dio, ma che esercitavano addirittura un’attività talmente condannata e maledetta che nel primo catechismo della chiesa cristiana che si chiama Didaché, cioè dottrina, insegnamento, l’attività del mago è proibita ed è situata tra il divieto di rubare e quello di abortire.

E quindi creò sconcerto il fatto che fossero proprio dei maghi. Il termine “mago” all’epoca dell’evangelista significava “ingannatore, condannatore”. Nel Talmud si legge che “chi impara qualcosa da un mago, merita la morte”. E quindi creò grande sconcerto. Allora questo scandalo della misericordia che adesso vedremo, cioè l’amore universale di Dio, un amore universale per la sua estensione (ovunque), ma soprattutto per la qualità (per tutti), un amore dal quale nessuno, qualunque sia la sua condizione o la sua condotta, si possa sentire escluso.

Tutto questo sconcertò la chiesa e cominciò anche qui in questa pagina un’operazione di annacquamento della portata teologica dell’evangelista. Anzitutto il nome. Il termine “mago” era sconveniente, era indecente, e si creò il termine neutro, insignificante, “magi”.

Quindi non tre maghi, come scrive l’evangelista, ma “magi”. Poi in base ai doni viene definito il numero, tre, per dare dignità a queste persone che erano soltanto dei pagani, degli ingannatori, dei corruttori, venne data loro la dignità regale, vennero poi suddivisi per razza, bianco, nero e meticcio, e infine trovarono i nomi Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, e i personaggi dei presepi erano pronti, ma a scapito della portata teologica di questo brano.

In questo brano l’evangelista scrive che: “E’ nato Gesù … Ecco”, suscita sorpresa, “alcuni maghi”, non magi, il termine greco è maghi, “vennero da oriente”. Quindi sono dei pagani e dicono di aver visto una stella. Si credeva a quell’epoca che ogni persona nata avesse una stella; lo diciamo anche noi nella lingua italiana, “essere nato sotto una buona stella”. Ebbene, all’annunzio che è nato il re dei Giudei, scrive Matteo, “il re Erode restò turbato”.

Re Erode è un re illegittimo, è un re falso e quindi resta turbato per paura che qualcuno possa soffiargli il trono. Ha ucciso tre dei suoi figli per paura di essere spodestato. Ma quello che è grave è “con lui tutta Gerusalemme”. Sia Erode che Gerusalemme hanno paura: Erode di perdere il trono e Gerusalemme di perdere il dominio sul popolo perché il Dio imposto dalla casta sacerdotale non è in alcun modo il Dio di Gesù, ma è il Dio falso creato ad uso e consumo della casta sacerdotale al potere per dominare le persone.

Ecco perché Gerusalemme, fin dall’inizio di questo vangelo, appare sotto una luce sinistra. Vedremo che la stella dei maghi non brillerà su questa città, e Gesù risuscitato mai apparirà in questa città assassina e sinistra.

Ebbene questi maghi continuano a seguire questo segno di Dio, questa stella, “e giungono sul luogo in cui si trovava il bambino”, ed ecco qui importante la logica che l’evangelista ci vuole trasmettere. Anzitutto provano una gioia grandissima, mentre Erode e Gerusalemme – cioè l’istituzione religiosa – sono turbati per quello che sanno che dovranno perdere, i maghi, questi pagani, sono entusiasti e pieni di gioia per quello che stanno per dare, hanno capito che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Ma il fatto importante che l’evangelista qui ci vuol far arrivare è il significato dei doni. Entrano, vedono il bambino “con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”, quindi riconoscono Gesù come re. Ed ecco l’importanza dei doni portati da questi. “Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Cosa vuol dire l’evangelista? L’amore di Dio è universale. Non c’è nessuno che possa sentirsi escluso dal suo amore, qualunque sia la sua condotta, il suo comportamento.

Questi abbiamo detto erano dei pagani, ed erano dediti a un’attività condannata dalla Bibbia. Ebbene l’evangelista, anticipando il messaggio della vita di Gesù, smentisce tutto questo: non c’è nessuna persona che, qualunque sia la sua condotta, il suo comportamento, possa sentirsi esclusa dall’amore di Dio.

E qual è il significato dei doni? Non esiste un popolo privilegiato, non esistono persone che hanno un rapporto privilegiato con Dio. Dio il suo amore lo offre a tutti quanti. Il popolo d’Israele pensava di essere il popolo regale, il regno di Israele, ebbene, offrendo l’oro, simbolo della regalità. Questo significa che il regno di Dio è esteso anche ai pagani. Il regno di Dio non ha dei confini, ma è un’offerta d’amore che aiuta l’uomo a cambiare la vita e permette a Dio di governare gli uomini non emanando leggi, ma comunicando loro la sua stessa capacità d’amore, il suo Spirito.

Quindi il regno di Dio è esteso a tutto l’universo. Non c’è più il regno d’Israele, mail regno di Dio.

L’incenso era un privilegio dell’offerta dei sacerdoti nel tempio. Soltanto i sacerdoti potevano offrire l’incenso. Ebbene, Israele si riteneva il popolo sacerdotale. Popolo sacerdotale significa che ha un contatto immediato con Dio. Ebbene anche questo privilegio di essere il popolo sacerdotale del Signore non è più riservato a Israele, ma è esteso a tutta l’umanità: tutti possono rivolgersi al Signore senza passare attraverso alcune mediazioni.

E infine la mirra. La mirra nel Cantico dei Cantici è il profumo della sposa. Uno dei privilegi di Israele era quello di ritenersi il popolo “sposa di Dio”. Quindi Dio era lo sposo e Israele la sposa. Questo significava una grande intimità, anche perché poi lo sposo era colui che proteggeva, assisteva, rassicurava la sposa. Ecco, anche il privilegio di essere il popolo-sposa di Dio non è più di Israele, ma è per tutta l’umanità.

Allora il significato di questa festa dell’Epifania: la manifestazione dell’amore universale di Dio. Non c’è nessuno al mondo che possa sentirsi escluso dall’amore del Signore. Questa è la buona notizia che l’evangelista qui anticipa.

 

 

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